Altro che Sardegna. Tra Unità, CDB e Max, Soru è pronto a scalare il Pd

Le dimissioni di Renato Soru dalla presidenza della regione Sardegna hanno avuto l’effetto di irrobustire il profilo politico di uno dei dirigenti più in ascesa nel Partito democratico. La mossa di Soru rientra all’interno di una strategia ben studiata – e concordata con Veltroni – che permetterà all’ex numero uno di Tiscali di arrivare alle regionali del 2009 forte.
26 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 09:42 | 19 AGO 20
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Chi conosce bene Soru racconta che “l’esperienza maturata in questi anni ha dato la possibilità a Renato di essere pronto per sbarcare davvero sul continente”, e in teoria Soru avrebbe tutto quello che servirebbe per il grande salto: ha una liquidità non indifferente, ha amicizie trasversali, ha un giornale tutto suo, ha un consenso che va al di là della sua esperienza politica, piace tantissimo a Confindustria (il Sole 24 Ore gli ha dedicato due giorni fa un ritratto lusinghiero in cui Soru – “Un uomo solo al comando” – veniva descrito come un politico in grado di “contraddire tutti i pedigree dei leader italiani dall’Unità a oggi”). Inoltre, “Surei” – come lo chiamano a Cagliari – è uno dei pochi dirigenti ad aver creato un’armonia quasi impossibile tra il mondo di Walter Veltroni, di Franco Marini, di Enrico Letta, di Massimo D’Alema, di Piero Fassino e di Carlo De Benedetti. I rapporti con l’Ingegnere si sono consolidati all’inizio di quest’estate, e mentre il 5 giugno Soru acquistava d’intesa con Veltroni il pacchetto di maggioranza dell’Unità (sedici milioni di euro) CDB si preparava a diventare il secondo azionista della società fondata dal governatore – Tiscali – versando nelle casse di Soru sessanta milioni di euro e arrivando così ad acquistare con la sua Management & Capital il 6,9 per cento del pacchetto azionario.
Per quanto Soru sia ancora oggi un alleato fedele di Veltroni, il governatore dice però di “non sentirsi affatto un veltroniano”. Soru – che i suoi estimatori considerano una perfetta sintesi tra il veltronismo e il berlusconismo – in effetti ha tratti in comune più con il mondo dalemian-lettiano che con quello veltroniano. Se fino a poco tempo fa quella con D’Alema e Letta era una “semplice sintonia di vedute politiche” gli amici di Soru raccontano che questi tre mondi oggi sono più vicini. D’Alema ha conosciuto Soru dieci anni fa (da segretario del Pds lo invitò a un convegno organizzato dal suo partito), Letta ha invece avuto modo di migliorare i suoi rapporti con il governatore negli ultimi due anni passati a Palazzo Chigi, dove Soru andava spesso a trovarlo. Letta e D’Alema, inoltre, sono stati i due grandi protagonisti della discesa in campo del manager sardo: furono loro che nel 2003 – il 17 luglio, a pochi giorni dalla candidatura ufficiale di Soru – convinsero l’imprenditore a presentarsi alla guida della regione, nel corso di un convegno organizzato per progettare proprio il futuro del Pd.
Soru – spiegano dal Pd – ha intenzione di guidare la Sardegna anche per i prossimi cinque anni, uscirà rafforzato dalle dimissioni presentate due giorni fa, ma chi lo conosce bene sa che quella pazza idea di candidarsi un giorno alla guida del Partito democratico oggi è diventata un’idea tutt’altro che impossibile. “Soru per la politica sarda – racconta al Foglio Gianluca Lioni, dirigente popolare del Pd– è stato una sorta di Martin Lutero, ha portato un cambiamento radicale in uno scenario prima piuttosto asfittico. Ha un caratteraccio ma è moderno, post-ideologico, è un decisionista e sa comunicare, ci vorrebbe la sfera di cristallo per escludere che, in futuro, non giocherà sul palcoscenico nazionale”.